CRONISTORIA

DEL CALCIO SANTELIANO

 

A cura di GINO ALONZI

 

 

 

1) DENOMINAZIONI DELLA SOCIETÀ NEL CORSO DELLA SUA STORIA

 

- SOCIETÀ SPORTIVA S.ELIA (DAL DOPOGUERRA)

- RAPID S.ELIA

- SOCIETÀ SPORTIVA S.ELIA

- SOCIETÀ SPORTIVA FIUMERAPIDO

- SOCIETÀ CALCIO S.ELIA (DAL 1976)

- SPORTING CLUB S.ELIA (DAL 1999)

 

Nota: intanto erano nate anche la S.S. MONTECIFALCO (in Valleluce) e la S.S. OLIVELLA in Olivella.

 

Intorno al 1996 nasce la “cugina” REAL S.ELIA, dapprima impegnata nei campionati giovanili e nella scuola calcio, e più recentemente anche nei campionati di 3a e 2a categoria.

 

Nell’immediato dopoguerra, erano tempi pionieristici, la SOCIETÀ SPORTIVA S.ELIA, arrivò a disputare una finale di Coppa “LAZIO LIBERTAS”, nell’attuale Stadio Flaminio in Roma, davanti ad alte cariche dello Sport e dello Stato.

Epici inoltre gli scontri con il Cassino, con il Fiuggi, l’Alatri, il Frosinone, il Ferentino, il Cynthia di Genzano, le squadre romane, prima fra tutte la Garbatella.

In quel periodo il campionato si svolgeva a livello regionale ed era denominato 1a Divisione: secondo nostre recenti analisi essa corrispondeva all’attuale 2a categoria, ma ovviamente le squadre erano decisamente più competitive, anche perché le società erano poche e tutte di altissimo livello.

Si può dunque tranquillamente affermare che quella 1a divisione fosse paragonabile, per gioco ed importanza, ad una attuale “Promozione” se non addirittura ad un campionato semiprofessionistico.

 

 

LA TRAGICA PARTITA CON IL FIUGGI

 

La gara si concluse sull’1-1, ma dopo il triplice fischio finale ci furono seri incidenti; un calciatore ospite spinse giù dalla scaletta d’accesso al campo Rocco Facchini, procurandogli gravi lesioni e fratture.

Il pubblico di casa non tardò ad invadere gli spogliatoi, e il colpevole fu a sua volta pesantemente malmenato. Ne seguirono conseguenze legali e giudiziarie.

 

 

UN FAMOSO DERBY CON IL CASSINO

 

Per ovvi motivi era la gara più attesa dell’anno: tutti volevano giocarla ad ogni costo, ma quella domenica Rocco Facchini portò da Roma alcuni militari avieri tra cui un portiere, che venne schierato al posto del nostro Mario Azzoli, meglio conosciuto come “Maiazza”.

Questi rimase in tribuna in preda ad evidente crisi di nervi; l’allora Presidente Carlo Pirolli, nel tentativo di calmarlo, chiese a qualcuno una sigaretta e gliela pose tra le labbra; si voltò per cercare da accendere, ma non ce ne fu bisogno. Vide subito Mario intento a divorarsela, tanta era la rabbia per la sua ingiusta esclusione. La gara finì male, malissimo: perdemmo 3 ( o forse 4) a 1 e il portiere fu la causa del “disastro”.

 

 

 

 

 

LE GARE A CECCANO ED AMASENO

 

A Ceccano i sostenitori locali decisero di accendere un fuoco dietro la porta difesa da “Maiazza”, mentre ad Amaseno addirittura due cacciatori con doppietta in spalla, che si trovavano a passare nei pressi della porta, spianarono le loro armi contro il povero Maiazza, minacciandolo. Solo il pronto intervento dei Carabinieri riuscì ad evitare il peggio.

 

Per un certo periodo non ci fu calcio a S.Elia: si andava ugualmente al campo, con i pali delle porte addirittura collegati fra loro da una fune, che per l’occasione fungeva da traversa.

C’era il “Padrone del Pallone”, colui che in pratica sceglieva chi doveva giocare e chi sarebbe dovuto invece restare a guardare: quando poi questi era stufo di giocare, riponeva la sfera sotto il braccio e lasciava il campo, tra la sorpresa e lo “sgomento” degli altri.

In quel periodo, molti di noi, tra i quali Cesare Cocorocchio, Mario Azzoli, Remo Gargano e il sottoscritto, “emigrarono” a Mignano Montelungo, dove giocavamo sotto falso nome, ma guadagnando anche bei quattrini.

Più tardi si ricominciò a giocare con i campionati juniores e successivamente di 3a Categoria con qualche periodica apparizione in 2a, con la Società Sportiva Fiumerapido.

 

Dopo un’altra breve pausa, nel 1976, in una serata fredda e piovigginosa di settembre, nacque per volere di Remo Gargano, di suo fratello Tommaso e del sottoscritto, la Società Calcio S.Elia.

Per iscriverci al campionato dovemmo prima appianare i debiti “ereditati” dalla precedente gestione, circa 350.000 lire, che per l’epoca era una somma ingente. Il resto è storia attuale: 25 anni tra le varie categorie, diverse promozioni, qualche brutta retrocessione e anche l’avventura nei primi campionati di 1a categoria.

 

 

 

2) GLI ALLENATORI

 

Ce ne sono stati tanti, non li ricordo tutti ed è un peccato.

Uno dei primi fu sicuramente Rocco Facchini, mentre rammento che un certo Sdoia di Pontecorvo metteva i calciatori a fare giri di campo, mentre lui preferiva “studiare” le tattiche russando sonoramente sotto le querce.

Poi ancora il povero Pino Nacci e prima di lui Donnesi e Marcello Fortuna, Tonino Angelosanto, Marcello Marchegiani e Michele Orlandi.

Merita citazione il nostro Aurelio Vallerotonda, prima nel S.Elia e successivamente nella Montecifalco; Cosimo Vecchio di Caira, Donato Cellucci, ex grande centrocampista del Cassino in C1, con il quale la squadra centrò per la prima volta la promozione in 1a categoria.

Come non ricordare inoltre Pietro Marraffa, attualmente dirigente di banca nelle Marche, sotto la cui guida il S.Elia ottenne la seconda promozione in 1a categoria. Ultimo, in ordine cronologico, l’attuale mister Di Paolo di Atina, che nella stagione 2001-2002 ha condotto la società alla terza promozione in 1a categoria.

Tanti altri ancora avranno avuto cotanto onore, ma sinceramente mi è impossibile ricordare oltre.

 

 

 

3) I CALCIATORI

 

Per quanto sia possibile scavare nei miei ricordi, proverò a mettere insieme qualche nome.

A cominciare da quello che noi chiamavamo “gliu ‘nfinfere” : francamente non ricordo il nome, ma faceva il pizzaiolo e in campo era davvero un grande portiere.

Tommaso Pirolli, calciatore di ottima tecnica, un grande palleggiatore.

Egidio Alonzi, che forse molti non rammentano, ma era molto abile tra i pali.

Mario Azzoli, più noto a tutti come “Maiazza”, spericolato ed impavido portiere.

Remo Gargano, moto perpetuo: una vera “vita da mediano” la sua. I maligni dicevano che a volte giocasse per compagni ed avversari, in verità era una delle menti della squadra.

Marco Amata, di Atina, che spesso segnava anche dalla bandierina del calcio d’angolo.

Marcello Fortuna, il quale fece la fortuna di molti ortopedici della zona. Passava in pratica il tempo a “procurarsi” fratture…

Rodolfo Fiorillo, un grande centromediano (ancora non esisteva la figura del “libero”)

Armando Fella, discreto estremo difensore di Valori.

Tonino Angelosanto: cosa dire di più ? Era il “Pelè” dell’epoca ed ebbe la sagacia di “allungare” la propria carriera giocando gli ultimi anni da libero.

Attilio Pacitto, nonostante i continui viaggi in Australia, era un possente attaccante, in grado di scardinare le difese avversarie.

Nicandro Vettraino, un vero mastino della difesa. Nella sua “zona” era terra bruciata per tutti.

Cesare Cocorocchio, un’ala imprendibile, irresistibile in acrobazia tanto con i piedi che con la testa.

Aurelio Vallerotonda, mediano dai piedi buoni, con un eccellente visione di gioco.

 

Ricordo anche uno “straniero”, lo scozzese Liam Donald, che insegnava inglese a Cassino in una scuola privata. Giocava portiere, non usava guanti e ginocchiere e parava rigori con una semplicità disarmante.

Un certo Di Carlo, chiamato “Surgitte”, attaccante che il Cav. Pirolli acquistò dal Pietramelara, quando suo figlio Giovanni, possente centravanti, si spezzò le gambe a Frosinone, in uno scontro accidentale con il portiere avversario in uscita. “Surgitte”, esile ma tignoso e scattante, segnò gol a grappoli e risultò varie volte capocannoniere del campionato.

Poi ancora Caroselli di Atina, insuperabile terzino.

Umberto Leva di Caira, poi vigile urbano a Cassino: mezzapunta dal dribbling stretto ed ubriacante.

 

Di tutti gli altri, paesani o “forestieri” e del sottoscritto, non parlo: non per cattiveria o falsa modestia, ma soltanto perché rischierei di dimenticare altri protagonisti del nostro calcio.

In ogni caso essi fecero con gli altri al storia del pallone a S.Elia, con semplicità e bravura.

 

 

 

4) I PRESIDENTI

 

N.b.: Spero che l’ordine cronologico sia quanto più possibile vicino alla verità.

 

Cav. Carlo Pirolli

Avv. Domenico Facchini

Geom. Giuseppe Di Palma

Domenico Petrucci (curò in tempi più recenti la prima scuola calcio in S.Elia

Marco De Luca (originario di Atina, amministrava aziende agricole di Chiusanuova)

Genesio Salvatore

Giacomo Capitanio

Antonio Pirolli

Dott. Gianni Santilli

Pasquale Rotondo

Nicola Miele

Tommaso Gargano

Dott. Luigi Notarianni

Geom. Giancarlo Bellotto

Gianni Antonelli

Pio D’Amico

Guglielmo Rotondi

Antonio Surace (attuale presidente del nuovo Sporting Club S.Elia)

 

Ultimi per citazione, ma non per i meriti:

 

Vincenzo La Marra (Presidente della Montecifalco)

Franco Cascarino (Presidente del Real S.Elia, impegnato in 2a Categoria)

 

Ovviamente spero di non aver dimenticato nessun’altro. A tutti costoro, per i loro sacrifici, soprattutto economici, e la loro passione, va il ricordo e la riconoscenza degli sportivi santeliani.

 

 

 

 

5) IL CAMPO SPORTIVO “VINCENZO POMELLA”

 

Originariamente il terreno di gioco era posto in posizione trasversale rispetto all’attuale. Furono i giocatori dell’epoca, e ci riferiamo al dopoguerra, che, “picco e pala” alla mano, e con tanto sudore e tanti sacrifici a portarlo nella forma e posizione che oggi possiamo vedere.

 

 

6) DIVISA STORICA

 

Maglia amaranto, calzoncini bianchi e calzettoni amaranto.

 

 

7) IL PALLONE

 

Decisamente un “arnese di tortura”, fidatevi. Trattavasi di un involucro di cuoio nel quale occorreva infilare una camera d’aria con annesso bocchettone, che andava poi reinserito all’interno del cuoio una volta gonfiato il pallone. Un laccio poi chiudeva il tutto, quasi come una sutura.

Con il tempo, e i calci, spesso il pallone assumeva quasi l’aspetto di una “pera”, con strani ed imprevedibili rimbalzi. Le traiettorie, irregolari, erano la dannazione di tutti noi portieri.

 

 

 

CONCLUSIONI

 

In questa epoca di confusione, incertezze e scarsi sentimenti, spero che i giovani santeliani, calciatori di oggi, sappiano ancora fare lo sport per lo sport e, memori di tanto “glorioso” passato, portino con immutato orgoglio sempre più in alto il nome di S.Elia Fiumerapido.

 

 

 

Gino Alonzi

 

 

 

 

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