a cura di  Vincenzo Savelli (Assistente Sociale)

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Anoressia e bulimia, le due facce della solitudine adolescenziale

Quel vuoto nel silenzio

 

Cenni storici

 

Ogni volta che si sente parlare di Anoressia si vede sempre questa patologia come un fatto da poco sviluppatosi, appartenente cioè al periodo del ‘900 circa. In realtà però non vi è considerazione più errata di questa in quanto tale malattia persisteva già nel 1200, infatti proprio in quel periodo Santa Margherita D’Ungheria (1242 – 1271) sviluppò l’Anoressia per manifestare, tramite il totale digiuno e il persistente rigetto autoindotto, la sua ribellione alle prepotenze e alle violenze del padre. C’è da dire e da notare, aprendo una breve parentesi, che in quel periodo tale comportamento veniva elogiato dalla chiesa in quanto il digiuno era considerato come la migliore pratica per la purificazione dello spirito. Questo in ogni caso non è che un esempio in quanto di casi di Anoressia ve ne sono stati molti in passato e i motivi più frequenti erano basati su rapporti familiari. Solamente persone dal carattere forte e deciso arrivavano ad optare una tale pratica così estrema per far valere le proprie idee, vi era però un problema in quanto durante quegli anni non si conosceva la presenza di una simile malattia e i giovani e le giovani che rifiutavano il cibo non sapevano di andare incontro ad una vera e propria malattia fisica e mentale. Questa situazione di non conoscenza continuò a persistere sino a quando, nel 1680, non vennero avviate delle ricerche. Queste ricerche, anche se del tutto poco approfondite, fecero si che nello stesso periodo l’inglese Richard Morton iniziasse degli studi su soggetti colpiti da tale patologia, studi i quali nel 1689 diedero ampie spiegazioni e nuove informazioni sul problema. Difatti in quell’anno lo stesso Morton pubblicò un trattato ti Tisiologia, dove al suo interno erano presenti le trattazioni di due casi di anoressia, uno maschile e uno femminile. Già da questi studi si capivano le ampie differenze tra i due casi, differenze talmente grandi da far considerare oggi l’Anoressia maschile un vero e proprio caso a parte, diverso da quello femminile. Con queste nuove informazioni la società del 1600 non si mobilitò molto in nuove ricerche e neanche cominciò ad attribuire importanza alla cosa, anzi addirittura la trattazione di Morton non valeva tanto giacché non fece altro che far prendere atto alla gente che la nulla assunzione di cibo era un vero e proprio pericolo. I primi segni di interessamento si ebbero nel ‘900, e, precisamente, è nei primi anni ’50 e ’60 che l’Anoressia è stata rivalutata come un vera e propria questione seria. Appunto i primi veri studi e, cosa più importante, i primi risultati si ebbero a partire dagli anni ’70, questo perché nel suddetto periodo vi fu un grande aumento di casi di Anoressia. Al giorno d’oggi, possiamo dire di poter avere quasi tutte le conoscenze necessarie per poter prevenire e curare Questa patologia. Oramai sono molto le percentuali di decessi per Anoressia.

 

Descrizione


Per Anoressia in termini medici si definisce quella patologia che provoca il rifiuto, di chi ne è afflitto, di mantenere il proprio peso entro i limiti dell’Indice di Massa Corporeo. Quello definito come Indice di Massa Corporeo non è che un numero, un fattore che rappresenta il rapporto tra il proprio peso corporeo (in Kg) ed il quadrato della propria altezza (in cm), tale cifra rileva il corretto o lo scorretto peso dell’individuo appunto mettendo in relazione massa corporea ed altezza. In parole più semplici uscendo dalle definizioni date possiamo semplificare il tutto dicendo che è anoressico l’individuo il quale possiede un BMI (Body Mass Index) minore, drasticamente minore, di quello stabilito dalle tabelle di crescita (in queste tabelle sono appunto riportati i corretti valori di BMI che un individuo deve possedere durante la sua crescita).

 

La malattia si manifesta dunque nella perdita di peso che comincia con la progressiva eliminazione delle varie categorie di cibo dalla dieta abituale dell’individuo, tale perdita può essere raggiunta in diversi e vari modi: il soggetto colpito pur di diminuire di peso pratica molta attività fisica, nei casi più seri questo arriva all’uso di lassativi, fino a giungere nei casi più critici dove la voglia di perdere peso e di dimagrire sempre più sfocia nel rigetto autoindotto.

 

Nei casi in cui il soggetto colpito sia di sesso femminile le situazioni sopra descritte portano l’individuo stesso all’Anemorrea, cioè all’assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi. La progressiva perdita di peso definisce dunque, in gran parte, lo stato della malattia, più il soggetto presenta gravi irregolarità alimentari e diminuzione di peso corporeo, più la gravità della patologia aumenta. E’ importante tenere conto di ciò in quanto questo è il criterio col quale è possibile stabilire la serietà della situazione.
 

L’Anoressia raggiunge lo stato di sua massima gravità passando per tra fasi in tutto, ognuna di queste è caratterizzata da dei fattori che determinano lo stato fisico e mentale e fisico dell’individuo. La prima fase della malattia è la fase in cui l’individuo ha già cominciato la perdita di peso e dunque il suo BMI inizia a non rientrare più nei limiti stabiliti, le fatiche e gli sforzi operati per la perdita di massa corporea infondono nel soggetto un nuovo senso di energia e di grande benessere, fattori che spingono lo stesso a continuare e a intensificare la restrizione alimentare e la non assunzione di cibo. A livello fisico però la situazione si presenta non totalmente buona, la prima fase della patologia non porta alla malformazione degli organi o allo sconvolgimento interno, ma comincia a far diminuire molte sostanze nutritive nel sangue, ciò porta l’individuo a esporsi a malattie e a virus in quanto è presente una debilitazione delle difese immunitarie. La situazione si fa invece preoccupante nella seconda fase, qui allo stato di benessere generale del soggetto dovuto alla perdita di peso, subentrano nuovi fattori che ossessionano la mente dello stesso, infatti malgrado gli enormi sforzi di questo per perdere sempre più peso, gli istinti biologici del corpo, che necessita di nutrimento, mettono l’individuo in una situazione di profonda paura e ossessione: paura dovuta all’ingrassare e ossessione per via dell’eventualità di cedere al cibo. Tutto questo provoca un grande disordine psicologico in quanto lo stress subito a volte è tale da far crollare la persona in cedimenti al mangiare, se ciò dovesse verificarsi la situazione sarebbe anche peggiore in quanto tale fatto porterebbe a un tormento tale che farebbe aggravare addirittura lo stato stesso della malattia. Ciò accade perché il malato potrebbe decidere di non mangiare più nulla arrivando anche a rinchiudersi e a rifiutare il necessario per vivere. Questa fase se in termini psicologici provoca gravi sconvolgimenti, a livello fisico desta molta più preoccupazione, difatti se prima vi era una carenza di sostanze nutritive nel sangue, adesso, tale situazione, unita a quella attuale, comporta la fase iniziale mediante la quale la grave assenza di particelle nutritive provoca la perdita di spessore e di consistenza di: pericardio, peritoneo, polmoni e stomaco. La mancanza di calcio inoltre causa una diminuzione progressiva di spessore e robustezza delle ossa, e i muscoli, non avendo abbastanza elementi nutritivi, perdono elasticità e capacità di contrazione. Dalla seconda fase si passa infine al terzo stadio, che è il più critico.

 

Psicologicamente l’individuo in questione è giunto ad un punto tale che la sua ossessione gli impedisce di rendersi conto della propria condizione, l’esempio più visibile di ciò lo si ha nel momento in cui l’anoressico si guarda allo specchio e si vede sempre più grasso e brutto, malgrado l’immagine riflessa mostri uno scheletro ridotto alla sola pelle. L’estrema pericolosità di questo stadio la si ha però osservando la condizione fisica dell’individuo: lo scheletro presenta nelle ossa gravi carenze di calcio e di osseina, il loro volume diviene quasi due terzi del normale, il sangue possiede forti carenze di materiale nutritivo e per questo il sistema immunitario diviene debole, i polmoni si riducono di dimensioni arrivando a toccare grandezze impressionanti tanto che non possono garantire il corretto scambio di ossigeno – anidride carbonica, il cuore si riduce di estensione toccando grandezze che potrebbero anche provocare arresti cardiaci, i ventricoli poi per via della grandezza del cuore cambiano forma e il pericardio, assieme al peritoneo, si riduce ad uno spessore drastico. La parte del corpo però che viene maggiormente danneggiata rispetto alle altre è sicuramente l’apparato digerente: la grandezza e lo spessore dell’esofago appare quasi un terzo del normale, le pareti dello stomaco sono sottili e poco robuste al punto tale che i succhi gastrici potrebbero provocare corrosioni alle pareti interne dell’organo provocando la formazione di gastroduodenidi. L’intestino, di seguito, risulta di dimensioni così ridotte che la massima quantità di cibo che l’organo in questione può contenere si riduce ad un valore pari a quasi la metà dell’ordinario. Difatti il soggetto in questa fase anche volendo mangiare non le sarebbe permesso in quanto non potrebbe che ingerire quantità insufficienti di cibo per saziare la fame. Anche l’apparato neurale viene attaccato, la condizione fisica del soggetto provoca all’encefalo gravi disturbi: la quantità di ossigeno che gli giungono sono di quantità minori del normale, e ciò provoca vari malesseri, il cervelletto ad esempio viene danneggiato da tale situazione, e nel soggetto dunque appariranno a volte momenti di perdita di equilibrio. Un altro fattore molto importante dell’apparato neurale viene ad essere colpito, si tratta delle funzioni neurocinetiche e dell’intensità delle cariche elettriche del cervello che diminuiscono di valore. La sintesi di tutto questo è durante una giornata: continue cefalee, malesseri allo stomaco, pochissima forza anche per camminare, quasi tutte le attività mentali superiori (studio, concentrazione, giudizio critico ecc.) vengono compromesse, l’individuo è inoltre soggetto ad iperattività ed ipertensione dovuta alla perdita di peso. Quando una persona giunge a un tale punto della patologia il ricovero è immediato, nel caso in cui la situazione sopra descritta dovesse peggiorare il soggetto andrebbe sicuramente incontro. In questa tragica fase (la fase del decesso), la persona pochi mesi prima dell’arresto cardiaco perde totalmente l’ossessione verso il cibo e compare in questo un profondo stato di depressione e astenia, le capacità logiche sono talmente compromesse che la persona non riesce a rendersi conto della gravissima situazione che lo affligge e che rischia dirittura di portarlo al decesso.

 

Recupero


Recuperare la malattia e riabilitare il malato istruendolo ad una corretta alimentazione in seguito, sono possibili solo se la patologia è controllata fino alla seconda fase. Nel caso in cui si intervenga dal terzo stadio in poi è necessario il ricovero, i casi di morte per anoressia sono solitamente dovuti ai seguenti fattori: o la malattia non stata recuperata in tempo o il soggetto non è stato disposto alle cure offertegli. Si possono recuperare facilmente i malati arrivati fino al secondo stadio della malattia, i casi più gravi sono guaribili solo se il soggetto è obbligato fisicamente è costretto a mangiare, come detto in caso contrario vi è il decesso.

 

 

 

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