Ponte Lagnaro 

di Benedetto di Mambro 

 

L’ antico manufatto, a tutto sesto, è ben visibile  a tutto campo, alla sinistra della via Sferracavalli da Cassino per Atina, circa 300 metri dopo il bivio per S. Elia Fiumerapido. Fu costruito a scavalco del fiume oggi chiamato Rapido, che scorreva all’ epoca e fino al 1830, proveniente dalle sorgenti delle Mainarde e dall’ agro di S.Elia, proprio lungo quella direttice. Qualcuno ne indica la datazione, in senso molto generico, fra il I sec. a.C. ed il I o II sec. d.C.(1). Noi riteniamo invece, che la sua costruzione, così come  quella del suo  “gemello”, oggi detto Ponte di S. Elia Vecchio ed ubicato a circa un chilometro a monte del ponte Lagnaro (da qualche parte abbiamo letto la storpiatura in  “Ponte di Legnaro”- (2)-), sia da far risalire al I secolo d.C. e le motivazioni che ci inducono a tali conclusioni sono tante. Casinum  ed il suo vastissimo territorio era ormai una  praefectura romana sin dal 272 a. C. e già da quel tempo si ha  notizia di una villa di un Praefectus di Casinum, Caio Fuzio (CIL X 5193 e 5194) (3), sita in zona Salauca, ai piedi dei colli di Casalucense ed oggi in territorio comunale di S. Elia. Dal 63 a. C., epoca di Silla (CIL X 5282) (4), si hanno notizie delle prime adsignationes a consoli e soldati romani in località oggi detta Pecorile, a monte dell’ attuale centro abitato della stessa S. Elia. Nel 58 a. C., un’ altra ondata di assegnazioni, a veterani dell’ esercito romano, di terreni dei territori cassinate e santeliano si ebbe per volere di Giulio Cesare: andava, quindi, sempre più crescendo la presenza in zona di folte schiere di coloni romani. Nel 42 a.C. ulteriori e più numerose assegnazioni di terreni ai propri soldati furono decise ed attuate da Ottaviano e Marco Antonio e pagi e vici (villaggi), oltre che al Pecorile, sorsero e crebbero ad Olivella, Casalucense (Casae Luci = case del bosco), a Valleluce (Vallis Luci = valle del bosco), nella vasta area di Oliveto e Portella, a Santa Maria Maggiore, nei pressi del cosidetto Ponte  di S. Elia Vecchio, tutte in territorio di S. Elia e nella valle solcata dal Rapido. 

 

 

Veduta laterale di Ponte Lagnaro

 

Nel 40 a.C. già Ottaviano dette incarico al console Calvisio Sabino di riassestare e lastricare la via Latina da Roma  fino a Casinum, tale ormai l’ importanza dell’ antica  città. Lo stesso suo territorio, soprattutto nella valle del Rapido, così come abbiamo già  visto, era notevolmente cresciuto ed abitato: c’ era bisogno di strade, di ponti e di acquedotti. Nel I sec. d.C., con gli imperatori Caligola,  Claudio e Nerone, fu messo mano, in zona, a grosse opere pubbliche, soprattutto sotto la spinta della potente famiglia cassinate degli Ummidi. E’ dunque molto  probabile che proprio nel I sec.  d.C., data la  vastità  abitativa della valle del Rapido, furono costruite strade che comunicassero Casinum con Atina, e gli altri villaggi sopra menzionati, in territorio santeliano. Un diverticolo della  strada da Casinum per Atina, all’ altezza  dell’ attuale cimitero di Caira, fu deviato proprio verso l’ agro santeliano e quindi per Valleluce, S. Maria Maggiore e Casalucense e fu quindi necessario costruire ponti che scavalcassero il fiume oggi detto Rapido: il ponte Lagnaro e quello, più  a monte, di S. Elia Vecchio. Un ponte, il Ponte Lagnaro, che mai si è chiamato Vinniale o Vignale, a derivazione di un inesistente flumen Vineus o Vinius: tutti nomi costruiti artificiosamente, per errore o per scarsa documentazione, in salotti pseudoculturali cassinati e  santeliani del primo  ‘800. Basti pensare alla balzana tesi dell’ epoca, riportata anche da Marco Lanni (Monografia su Sant’ Elia sul Rapido, Napoli 1873) che il nome di Garigliano derivasse al fiume dalla confluenza del Gari (altro nome inventato a tavolino nel XVIII secolo, mentre fino ad allora era sempre stato chiamato Rapido essendo tutt’ uno con questo fiume) nel fiume Liri, dando quindi origine al Gariliriano e quindi al nome  Garigliano, quando invece è ben risaputo che già nel X secolo documenti benedettini riportano il nome del fiume  “Gareliano”, dal termine arabo “garil” che indicava la palude alla sua foce. Tornando al ponte Lagnaro, in un Atto Notarile del 30 aprile 1577, redatto dai Regi Consiglieri Felice Scalabone e Gasparo Pinario, quando sul trono di Napoli regnava Filippo II di Spagna, il  ponte in parola viene chiamato precisamente  “ponte rotto della Bagnara” (5).

 

Particolare:   

Fori di alloggiamento per l’armatura della centina (*)

 

Così anche in cartografie del 1737, di Marcantonio Rosa di Casalvieri e del 1745 di Innocenzo Lobelli di Montescaglioso, dove il ponte viene indicato con il nome di Ponte della Bagnara. Nessuna menzione di una ponte Vinniale  o Vignale o quant’ altro. Il  ponte cominciò a prendere il nome di Ponte Lagnaro, così come tutte le carte topografiche ancora lo riportano, dalla prima metà del  1800, quando, nel tracciare la nuova Via Sferracavalli che,  abbandonata la vecchia via romana che passava per Caira, percorreva, nel primo tratto, la  pianura un tempo solcata dal fiume Rapido per poi ricalcare la  via romana da Belmonte fino ad Atina, l’ alveo dello stesso fiume fu deviato dal Ponte della Bagnara in direzione ovest verso Caira. Il  vecchio ponte romano rimase isolato nella piana paludosa di Chiusanova e, per bonificarne il territorio, furono solcate canalette di scolo dette  “lagni”, così come lagni, anzi, Regi Lagni, si chiamavano i canali fognari e di scolo della Reggia di Caserta. Di qui il nome di ponte Lagnaro.

 

 

Foto del ponte romano  di  Cardito località Gallo Minore

 

Circa il fregio inciso su un blocco di pietra squadrata del ponte, qualcuno ha scritto: “...nella facciata meridionale è incisa una croce con bracci rastremati verso il centro, a testimonianza di rimaneggiamenti (altrove si legge  “vaneggiamenti” -(6)-) post-antichi” (7). La verità è che proprio in quell’ Atto Notarile  del 1577, di cui abbiamo già parlato e che definiva i confini fra i territori dell’ Universitas di San Germano e di quella di Sant’ Elia, è scritto “...si fissò una croce  con millesimo sul ponte rotto della Bagnara”. Questo il vero senso di quell’ incisione.

 

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Bibliografia:

 

(1) Giuseppina Ghini - Massimiliano Valenti: Museo e area archeologica Cassino, Roma 1995

(2) Sito Internet: www.cassino2000.com

(3) Gianfilippo Carettoni: Casinum, Roma 1939

(4) Giuseppina Ghini - Massimiliano Valenti: Museo e area archeologica Cassino, Roma 1995  

(5) Marco Lanni: Monografia su Sant’ Elia sul Rapido, Napoli 1873

(6) Sito Internet: www.cassino2000.com

(7) Giuseppina Ghini - Massimiliano Valenti: Museo e area archeologica Cassino, Roma 1995

 

Foto di Vincenzo Savelli

(*) Foto tratte da www.cassino2000.com  

 

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