Le Cinta Murarie Poligonali e  l'arcaica Ara Sacrificale

di Vincenzo Savelli

 

Le Cinta Murarie Poligonali

 

Una delle particolarità suggestive del nostro territorio, che contribuirebbe a rendere Sant'Elia Fiumerapido centro di richiamo  per una vacanza distensiva e una  di una piacevole immersione in epoche  arcaiche, sono le Cinta Murarie poligonali di Costalunga (m.348) e di Campopiano (m.476). Un patrimonio suggestivo e di inestimabile valore etinico-storico-antropologico,  troppo spesso nascosto e sconosciuto o forse tenuto sotto silenzio perché semplicemente ignorato. 

 

 

Ricostruzione Grafica  di Gino Alonzi

 

 

Cinta Murarie poligonali nei pressi di Casalucense

La grandiosità di queste mura, che si trovano pure in altri paesi (Atina, Aquinum, Sora, Signia, Arcis)  ha suggerito alla fantasia popolare il nome di mura pelasgiche (in ricordo dei preellenici, mitici Pelasgi) o ciclopiche (i giganti omerici). E', però, più giusto chiamare questo tipo di mura "poligonali" proprio per la forma che presentano gli enormi massi, sovrapposti l'un l'altro senza alcun legame di malta.  Esse non hanno fondazioni e sono costituite da enormi monoliti di puddinga, materiale i cui banchi sono in vicinanza del sito arcaico. Tito Livio (1) (IV, 57,7) ci dà notizie di rocche ciclopiche esistenti già nel 408 a.C. . Le mura Ciclopiche di Sant'Elia Fiumerapido, sono sparse  in tutta la Ciociaria e sono simili a quelle di Alfedena, Alatri, Anagni, Aquino, Arce, Arpino, Atina, Ferentino, Sora, ecc.., sono alte fino a oltre 5 m. e di spessore di circa 1 m. Costruite dai bellicosi Sanniti.

 

Fatta questa breve premessa, vogliamo porre ai nostri attenti lettori la nostra singolare ricostruzione storico-geografica partendo non da supposizioni o ipotesi stravaganti, bensì invece proprio della recente scoperta fatta nel 1992 da parte di Sabatino Di Cicco, di estesi tratti di mura Poligonali sulle alture di Costalunga e di Campopiano, in territorio di Sant’Elia Fiumerapido dove collochiamo la Città di Amiternum citata da Tito Livio  nel descrivere la 3° Guerra Sannitica: Egli scrive che il Console Romano Spurio Carvilio, partito con le sue due legioni da Interamna Lirenas Succasina "Profectus in Samnium vi cepit   Amiternum"(X, 31.14.), che era posta in quella zona “non certo a caso”, bensì a guardia della gola montuosa che da Casinum porta ad Atina e quindi alla città fortificata di Cominium.  

 

Dagli studi di queste mura, dall’aspetto morfologico, della loro posizione geografica nonché dalla presenza dell’Ara Sacrificale (che solitamente era tra i boschi,  lontana alcune centinaia di metri dal centro urbano e fattore decisamente tralasciato da tutti gli storici) si capisce in maniera inequivocabile che proprio in quell’area ci fu una roccaforte sannita, ma non solo, fu anche il  teatro di scontro dell’ultima fase della 3° guerra sannitica contro i romani.  

 

Ara Sacrificale e culti religiosi 

Come del resto sopra accennato adorare gli stessi dei fu per i Sanniti un fattore di unità tribale. La religione era molto importante tanto da connettere ad essa vari momenti dell'attività giornaliera. Non avevano un intero Olimpo in comune ma fu significativo che gran parte degli dei erano venerati da tutti i Sanniti. In caso di guerra, arruolavano intere schiere di combattenti vincolandoli ad un solenne giuramento sacro che non veniva mai violato, tanto era importante per loro mantenere il patto con gli dei. Le grandi divinità antropomorfe erano le stesse delle popolazioni del centrosud Italia, e tra queste figure divine ricorrono spesso Giove, Marte (Mamerte), Mercurio, Diana, Apollo, i Dioscuri (Castore e Polluce), Dioniso, Ceres nelle varie forme nonché le Ninfee ed Ercole, molto venerato e raffigurato sia da statuette che su scudi e paragnatidi. Risulta comunque evidente l'influenza dei Greci nella religione dei Sanniti, specialmente dopo l'annessione, alla fine del IV secolo a.C., dei territori campani . Un altro elemento che sottolinea la loro profonda religiosità era il rispetto delle pratiche e le credenze religiose dei popoli con cui venivano in contatto. Testimonianze antiche ci rivelano come, nello svolgimento di rituali e sacrifici, i sacerdoti sanniti svolgevano alcune pratiche religiose che non avevano impostazioni autoctone ma derivanti proprio da quelle di altre popolazioni (1).

 

Ara Sacrificale  nei pressi di Casalucense

 

 

Ara Sacrificale  vista dall'alto (*)

 

Ara Sacrificale  vista dall'alto (*)

Luogo di culto infatti come del resto di tutti i popoli Umbro-Sabellici erano i "boschi" e senza dubbio i loro sacerdoti furono i Salii, custodi del culto di Mavors: SALLII LUCUS (2) era detto il sito del culto e Salauca ,  ancora oggi ha nome una contrada di Sant'Elia Fiumerapido proprio fra i colli di Casalucense. Infatti non a caso  nei pressi delle mura poligonali di Casalucense, è stata recentemente scoperta anche una grandiosa Ara Sacrificale costituita da un unico masso calcareo.

 

Infatti non a caso per il Dio "Mavors" i Sacerdoti Salii scelsero un'enorme pietra monolitica. Questo enorme masso squadrato ha inciso sul piano calpestabile un grande cerchio  (come si può notare dalla figura), al cui lato è scavato un canale di scolo probabilmente per il sangue delle vittime sacrificate cavalli o tori. Tali sacrifici avvenivano in primavera o in autunno ed erano accompagnati da processioni rituali che nel nostro caso dovevano snodarsi lungo una muraglia di cui ancora si vedono i resti, che univano la roccaforte di Monte Cierro alla presumibile area sacrificale 

 

Bibliografia 

 

(1) Tito Livio libro (IV, 57,7)

(1) www.sanniti.info

(2) Benedetto  DI MAMBRO, Sant'Elia Fiumerapido ed il Cassinate. Antologia storica  - Archeologica - Epigrafica.  Cassino 2002

(* )Sant'Elia Fiumerapido Cd Room, a cura della Bassa Ciociaria progetto Open Toor

 

 

Torna Archeologia

Copyright ©. Tutti i diritti riservati.
___________________________________________________________________________________
Marchi registrati e segni distintivi sono di proprietà dei rispettivi titolari.